Mostri delle Highlands Scozzesi: Nessie e Morag

I Pitti erano la popolazione indigena originaria della regione delle Highlands Scozzesi. Oltre che grandi guerrieri, erano anche un Popolo con un forte senso artistico, decoravano i loro corpi con elaborati tatuaggi e incidevano su grandi rocce, molte delle quali ancora intatte nella zona del Loch Ness, rappresentazioni minuziose dell’ambiente che li circondava. Erano talmente abili in questa forma d’arte, che gli animali incisi allora sono ancora perfettamente riconoscibili anche al giorno d’oggi. Tutti tranne uno.

Questa curiosa creatura appare come dotata di muso allungato, pinne e un sospetto spruzzo d’acqua sulla sommità del capo. Forse si tratta della prima rappresentazione del cosiddetto Mostro di Loch Ness. Il mostro di Loch Ness (anche se io preferisco definirlo “Creatura”) è molto probabilmente il criptide più antico e famoso della Storia.
Il suo primo avvistamento documentato (se vogliamo escludere la raffigurazione dei Pitti) risale al 550 dC circa, e da allora la creatura si è fatta vedere numerosissime volte. Nel 565 dC, mentre stava passeggiando sulle rive del lago, San Columba vide una gigantesca bestia minacciare uno sventurato che nuotava nel lago. Nella biografia del santo, “Life of Saint Columba”, Adomnán di Iona scrive: “…(Egli) ha sollevato la sua santa mano mentre tutti, confratelli e stranieri erano stupefatti dal terrore, e invocando il nome di Dio fece il segno della croce nell’aria e comandò alla bestia: “Non andare oltre, non toccare quell’uomo! Torna in tutta fretta da dove sei venuto!”. Udendo la voce del Santo, il mostro si spaventò e fuggì così veloce che pareva lo traessero con delle funi…”
Tuttavia questa testimonianza, come molte altre a seguire, viene spesso screditata, in quanto il libro contiene molti altri fantasiosi racconti di incontri con esseri soprannaturali. I primi avvistamenti moderni della Creatura si verificarono dopo la realizzazione di una strada che circonda Loch Ness, permettendo una una visuale chiare del lago lungo gran parte del suo perimetro. In un articolo pubblicato nel 1933 dall’ Inverness Courier, l’ufficiale giudiziario delle acque e reporter part-time Alex Campbell, parlava della Creatura chiamandola “Il Mostro”. Questa prima divulgazione ha scatenato un vero e proprio susseguirsi di avvistamenti, e presto anche la stampa internazionale cominciò ad interessarsi alle storie su questo “Serpente Marino” o “Pesce Mostruoso” che imperversava in un oscuro lago scozzese. A lungo andare i media hanno definito la Creatura come “Il Mostro di Loch Ness”.

Per aggiungere il mostro di Loch Ness al Registro Britannico per la fauna selvatica ufficialmente protetta, è stato necessario per dare alla Creatura leggendaria un proprio nome scientifico. Nonostante convenissero sul fatto che l’esistenza della Creatura dovesse essere ancora dibattuta in sede scientifica, i naturalisti Sir Peter Scott e Robert Rines (che riuscì a scattare alcune foto subacquee ad un oggetto indefinito, una delle quali assomigliava a una pinna) proposero di classificarla come Nessiteras Rhombopteryx, affettuosamente contratto nel diminutivo che tutti conosciamo: Nessie. Anni fa, parlando con un anziano abitante del posto, ho scoperto che spesso i locali si appellano a Nessie con il solo appellativo di “The Beast”. Chiedendogli che aspetto avesse la Creatura mi rispose semplicemente “A very huge Beast”…

Le descrizioni di Nessie giunte fino a noi sono molte e varie. La Creatura viene spesso paragonata ad un’anguilla, una foca, un lamantino, un delfino o un’orca, oltre che le classiche descrizioni simili al classico Serpente Marino / Dinosauro Acquatico, ad esempio: Un serpente con una testa simile a quella delle tartarughe Una creatura lunga circa 9 m, con un lungo e sottile collo e pinne nella parte inferiore del corpo, in tutto simile ad un plesiosauro Una gigantesca creatura con una o più gobbe sporgenti simili alla chiglia di una barca rovesciata. Come abbiamo visto qualche riga sopra, nell’Aprile del 1933 l’ Inverness Courier pubblicò la testimonianza di una coppia del luogo, che descriveva “un enorme animale che si rotolava e tuffava sulla superficie” avvistato mentre tornavano a casa sulla nuova strada costiera del Loch Ness. La loro esperienza ha ispirato numerosi altri avvistamenti, sia in acqua che sulla terraferma. In quell’autunno, molti quotidiani di Londra inviarono loro reporter nella zona del lago a caccia di scoop a proposito. L’interesse verso la faccenda crebbe a tal punto che le stazioni radio locali arrivavano a interrompere le trasmissioni per poter aggiornare gli ascoltatori su nuovi avvistamenti della Creatura. Un circo Inglese offrì anche un premio di 20,000 £ a chi fosse riuscito a catturare il mostro. In Dicembre, il London Daily Mail, assunse Marmaduke Wetherell per dare la caccia alla Creatura. Dopo una ricerca durata un paio di giorni, Wetherell sostenne di aver trovato tracce di un grande animale con quattro dita, di lunghezza stimata sui 6 metri. Questa è stata probabilmente la prima “bufala” documentata a riguardo del Mostro di Loch Ness. Per creare le impronte fu infatti utilizzato un souvenir proveniente dall’Africa, realizzato con il piede di un ippopotamo. Quando i calchi vennero inviati al Museo di Storia Naturale a Londra, il verdetto fu scontato… Si trattava di un piede di Ippopotamo! Non è ben chiaro se Wetherell fosse effettivamente coinvolto nella truffa o se ne fosse stato vittima anche lui, certo è che, colmo di rabbia e umiliazione, dichiarò alla stampa: ”Daremo loro il Mostro!!”. E così cercò di fare, architettando assieme al Dott. Kenneth R. Wilson la più famosa frode sul Loch Ness. Nel 1934, il London Daily Mail pubblicò una foto che mostrava un grande rettile che emergeva dalle acque del lago.

L’immagine, inviata dal Dott. Kenneth R. Wilson, uno stimato chirurgo, divenne presto “LA FOTO” del Mostro di Loch Ness, fino al 1994 quando un’attenta ricerca permise di scovare un trafiletto di un quotidiano del 1975 in cui Ian Wetherell, figlio di Mermaduke, ammise che la foto era una frode di suo padre. A quel tempo anche Ian era ormai morto, ma si riuscì comunque a contattare il suo anziano fratellastro, il 93enne Christian Spurling, che confermò la cosa. Spurling ammise che “la foto del chirurgo” fu realizzata attaccando una sagoma di legno a un sottomarino giocattolo, e che Wetherell la mise in piedi per vendicarsi dell’umiliazione subita per l’affaire delle zampe di ippopotamo. Per avere maggiore credibilità, usò il nome di uno stimato professionista compiacente, in modo che non potesse essere collegata a lui e al suo desiderio di rivincita. La “foto del chirurgo”ha stimolato comunque moltissimo la ricerca sulla Creatura. Negli ultimi decenni si sono verificati molti avvistamenti della Creatura, molti dei quali supportati da foto o addirittura video. Nel maggio del 2007 Gordon Holmes, un tecnico di laboratorio, riuscì a filmare bene l’avvistamento.

Nel Loch Ness esiste davvero qualcosa che non siamo ancora stati in grado di identificare? Il lago è quanto rimane di un antico fiordo, lungo circa 39 km e largo appena 2,7 ma raggiunge la ragguardevole profondità massima di circa 230 metri. Molti pensano che forse sia troppo piccolo per sostenere e celare una creatura di grandi dimensioni. Visto che un tempo era collegato con il mare, e che rimane comunque unito a Sud Ovest al più piccolo Loch Oich e ai fiumi che costituiscono il Canale di Caledonia, alcuni sostenitori dell’esistenza di Nessie credono che la creatura non rimanga confinata nel Loch Ness, ma riesca a muoversi tra gli specchi d’acqua e, forse, l’oceano attraverso una serie di passaggi sommersi. Infatti, proprio nel summenzionato Loch Oich, sembrerebbe che si aggiri una creatura molto simile alla nostra Nessie. Solo un caso?
Così facendo riuscirebbe infatti a procurarsi il cibo e si spiegherebbe anche un altro punto che gli scettici continuano a portare ad esempio: come mai non sono mai state trovate carcasse di “mostri” al Loch Ness? Supponiamo per un momento che davvero i laghi del Canale di Caledonia siano collegati al mare per passaggi a noi ancora sconosciuti. La cosa potrebbe non essere impossibile, alla luce anche del fatto che il Loch Ness raggiunge una profondità maggiore di quella del mare circostante, e che dista da esso solamente poche decine di chilometri. Considerando i laghi connessi al mare pensiamo ora a una qualche specie marina di notevoli dimensioni non ancora scoperta. Per quanto possa suonare strano, un fatto del genere è perfettamente plausibile ed è già capitato in passato.
Il caso dello squalo Bocca Grande (Megachasma Pelagios) ne è un classico esempio. Questa rara specie di squalo venne scoperta per caso solo nel 1976 al largo delle Hawaii, e stiamo parlando di un animale che misura ben 5 metri di lunghezza e arriva a pesare una tonnellata! Possiamo quindi tranquillamente pensare che in mare esistano animali di grandi dimensioni a noi ancora sconosciuti. Tornando ai nostri enigmi scozzesi, pensiamo ad una popolazione (l’idea che si tratti di una unica creatura è ovviamente da eliminare a priori, come in ogni altro caso di mostro lacustre o fluviale) di animali marini ancora non classificati che vivono al largo della Scozia. Questi animali potrebbero utilizzare i canali sotterranei per raggiungere le placide e profonde acque dei Loch solo in determinati momenti del loro ciclo vitale, magari per il corteggiamento e l’accoppiamento.
Pensare che entrino per riprodursi, come fanno i salmoni ad esempio, mi pare una teoria azzardata in quanto, almeno per il momento, non sono state trovate tracce di nidi, uova o similia. Volendo pensare che si tratti di una specie sconosciuta di cetacei, foche o grosse lontre, potremmo anche azzardare però l’ipotesi che le femmine usino questi tranquilli laghi per partorire. Ad ogni modo, stazionerebbero solo per un periodo nella zona e poi farebbero ritorno al mare da dove sono venuti. Non necessariamente, sebbene alquanto fortunosamente, dovrebbero morire durante queste visite, da qui l’assenza di carcasse. E proprio durante queste visite, avverrebbero gli avvistamenti. Gli avvistamenti di strane creature avvenuti nel Loch Morar, lago con caratteristiche simili al Loch Ness ma non collegato al Canale di Caledonia, siano solo un altro esempio di come questa teoria possa essere plausibile.

Il Loch Morar, con la sua lunghezza di 18.8 Km, non è esteso come il più famoso Loch Ness, ma è comunque il lago più profondo di tutto l’Arcipelago Britannico, raggiungendo la profondità massima di 310 m. La creatura che presumibilmente lo abita, è conosciuta con il nome di Morag, appellativo derivante dal termine gaelico mordhobhar, che significa letteralmente “Grande Acqua”, viene raffigurata spesso in maniera molto simile alle classiche rappresentazioni della più famosa Nessie, ovvero simile ad un rettile marino dal lungo collo.
Nei secoli passati si credeva che Morag si mostrasse solo agli appartenenti ad alcuni clan scozzesi. Alexander Carmichael, uno scrittore e folklorista vissuto a cavallo tra il 19° e il 20° secolo, raccolse molte storie su Morag, intervistando le persone che vivevano sulle sponde del lago. I suoi scritti, risalenti al 1902 e riscoperti nella biblioteca dell’Università di Edimburgo, delineano una visione popolare conflittuale di Morag. Secondo altri, la creatura sarebbe un essere simile ad una sirena, con lunghi capelli fluenti, diversamente da chi vorrebbe fosse un classico “Each Uisge”, un Cavallo d’Acqua, figura molto comune nel folklore scozzese. Molti concordano che avvistare il mostro, qualsiasi aspetto abbia, porti sfortuna e che sia presagio di morte imminente. Alcuni testi riportano molto chiaramente questa sinistra caratteristica e la comprensibile avversità delle persone verso la creatura: “Morag viene sempre visto prima di una morte e prima di un annegamento.”

Una nota di Carmichael affermava che le persone si riferivano all’essere con termini davvero poco lusinghieri. La maggior parte delle descrizioni parlava di una figura nera che emergeva a tratti e poi si inabissava, osservata spesso anche in pieno giorno e anche da, cito testualmente, “molte persone di Chiesa”. Carmichael aggiunge in seguito una descrizione con molte caratteristiche umanoidi: “Come molte divinità acquatiche, Morag presenta un aspetto per metà umano e per metà pesce. Le porzioni inferiori del suo corpo sono simili a quelle di un giovane salmone, mentre la parte superiore è come quella di una piccola donna, con seni molto sviluppati, incarnato pallido e lunghi capelli biondi.” e ancora “E’ una creatura leale, molto timida, che si mostra solo quando si avvicina l’ultima ora di un componente della famiglia Morar o quando il clan sta per essere sconfitto in una battaglia.”
Morag viene qui dipinta quindi come una sorta di Banshee acquatica, legata ai componenti della famiglia Morar: i suoi pianti e lamenti significavano soltanto un lutto in arrivo per il clan.
La creatura è stata avvistata svariate volte nell’ultimo secolo, John McVarish, barman del Morar Hotel, nel mese di agosto del 1968 fu testimone di una delle sue apparizioni. L’uomo racconta che fece caso ad una strana figura che si stagliava sul lago, subito sembrava la sagoma di un uomo in piedi su di una barca, ma avvicinandosi si rese conto che stava osservando la testa di un animale che usciva dall’acqua.
La creatura si muoveva molto lentamente, e dopo poco cominciò a inabissarsi per poi sparire verso il fondo. McVarish, che osservava da una distanza di circa 250 metri, la descrive con una testa serpentina piuttosto piatta, posta sulla cima di un lungo collo del diametro di circa mezzo metro. Un’altro avvistamento, ben più movimentato del precedente, avvenne l’anno successivo, il 1969, sempre nel mese di agosto. Due amici, Duncan McDonnel e Bill Simpson, stavano pescando nel lago a bordo di un cabinato a motore.
Ad un tratto la loro attenzione fu attratta da una serie di forti spruzzi provenienti da poppa e, quando si avvicinarono per controllare, videro un grosso animale in acqua, che stava tentando deliberatamente di speronare la loro imbarcazione! Simpson afferrò il fucile a pallettoni che era solito portare con se, e fece ripetutamente fuoco sulla creatura. I due descrissero il loro assalitore come un animale lungo dai 7 ai 9 metri circa, con una ruvida e spessa pelle di color marrone, tre grandi gobbe nere sul dorso e la testa simile a quella di un serpente. A quel punto, la bestia battè in ritirata, inabissandosi nel lago, probabilmente spaventata dagli spari e forse anche ferita, sebbene i testimoni dichiarino che non vi furono tracce di sangue visibili.
Commenti
Posta un commento