Alien: Romulus, la mia recensione

 

La settimana scorsa sono andato, finalmente, a vedere Alien: Romulus con i boys. Si, proprio al cinema, con tanto di cena fuori di rito, quattro deficienti a fare cazzate come non succedeva da un sacco di tempo (cit.) e cose amene correlate. Cioè, per una volta ho abbandonato i miei amati e super comodi sistemi di streaming (legale, cannibali!), ho alzato le chiappe dal divano, salutate moglie e figlia e mi sono diretto, con i miei compari di mille disavventure nerd al più vicino multisala con catene di ristorazione annesse.

Me and the Boys che sobriamente andiamo a fare gli scemi al cinema

Perché tutto questo sbattimento, assolutamente non consono a una Old Fart© come me? Perchè si sta parlando del RITORNO DI ALIEN, il ritorno degli xenomorfi, gli unici mostri alieni che veramente mi avevano messo paura quando, da ragazzetto, mi sono innamorato follemente di quello che ora è chiamato pomposamente Alienverse.

Di Alien Romulus avevo sentito parlare discretamente bene, leggevo che si era tornati alle suggestioni survival horror del primo film, con giusto una spruzzata di azione armata in stile Aliens che tanto male non fa mai. Figo, soprattutto dopo il bidone e mezzo che ho preso con la speranzosa visione di Prometheus e Alien Covenant, ci sta che la serie riparta alla grande! E invece…

Invece decisamente non ci siamo, anche se fortunatamente siamo lontani anni luce dalla montagna di letame fumante che era Covenant. Se non avete visto il film, d’ora in poi potrebbero esserci spoiler di varia intensità, quindi proseguite con cautela.

Romulus parte bene, anche se non si capisce cosa sia il pietrone che la solita Weyland-Yutani recuperi dal relitto della Nostromo, ma vabbè. L’atmosfera dell’universo retro futuristico e un po’ distopico che caratterizza da sempre il franchise di Alien c’è decisamente tutta. Facciamo quasi subito conoscenza con la giovanissima, e molto carina, protagonista e con il suo “fratellone” scemo. E scrivo fratellone tra virgolette perchè, praticamente subito, veniamo a scoprire che in realtà si tratta di un androide della WY riprogrammato (male) dal padre di Rain, la protagonista, per proteggerla. Peccato che dal momento zero si riveli tutt’altro che utile, anzi…

Cronologicamente, Romulus si posiziona tra i primi due capitoli, e la cosa ci sta. Solo che non si fa menzione ai fatti riportati nel videogame Alien Isolation che, a quanto ne sapevo, era considerato canon e si svolgeva più o meno nello stesso periodo. Ma potrei sbagliarmi, fatemelo saper sui miei social in caso.

Se fino a qui le cose potevano anche andare senza problemi, il tono generale del film comincia a precipitare quando vengono introdotti i componenti della squadra, la cumpa di Rain, che affronterà gli xenomorfi in campo ostile: una comitiva di tardo adolescenti che sarebbe sembrata cringe anche in un ipotetico remake di Bayside School! Un’accozzaglia di personaggi stereotipati e già visti da millenni, il belloccio, lo stronzo, la tipa coi problemi, compresa gravidanza indesiderata eccetera che, a mio avviso, sembrano messi li per stringere l’occhio alla Gen Z, ma che per come vengono presentati con una bella “Caccia all’Insetto” old school c’entrano veramente poco. In pratica, li odi tutti, indistintamente, dal primo momento che appaiono a schermo, altro che empatizzare coi personaggi. Unico lato positivo, la consapevolezza che buona parte di loro, se non tutti, sarebbero di li a poco finiti sbudellati nelle peggio maniere.

Dove l’ho già vista questa?

Da questo momento in poi, parte uno dei copia e incolla più sfacciato della storia del cinema, in quanto praticamente ogni scena chiave del film non è altro che una sorta di rifacimento di una delle situazioni più iconiche dell’intero franchise. Ok il voler omaggiare i passati episodi e le loro parti più caratteristiche, ma qui davvero si esagera, fino ad arrivare a Rain che tenta di comportarsi come Ripley, risultando però solamente tenera, quasi goffa.

Come facilmente ci saremo potuti aspettare, il simil asteroide recuperato all’inizio era un bozzolo dello xeno sparato fuori da Ripley nel finale del primo film, e da li al disastro completo sulla stazione spaziale abbordata per motivi futili dai ragazzetti, il passo è veramente breve. Peccato che dai vari esperimenti condotti dalla Compagnia, con il pregevole intento anche di delineare un fil rouge anche con Prometheus e Covenant (cosa che ho apprezzato non poco), siano scaturiti gli xenomorfi più scemi dell’universo intero, con facehuggers che riescono a mancare il bersaglio o a farsi steccare da ragazzette prima di impiantare l’embrione o, peggio ancora, Xeno adulti che in sciame HANNO PAURA DELLE ARMI DA FUOCO. In sciame, a bizzeffe. E la scena del Director’s Cut di Aliens del corridoio e della mitragliatrice automatica muta.

A tutto questo, aggiungiamo come mostro finale un ibrido uomo alieno neonato, un altro, che però al Newborn di Alien Resurrection può solo giusto cambiargli il pannolino. Anche a non voler considerare quanto è grottesca la sua storyline, anche la creatura in sé stessa è proprio ridicola nell’insieme, pare l’Orfano di Kos di Bloodborne, ma quando ti arriva dopo averlo ordinato su Wish!

Nonostante tutte queste storture, Alien Romulus non risulta poi un film indecente, si lascia guardare tranquillamente senza però arrivare mai a una vera eccellenza. Ok per una serata spensierata, ma il ritorno in pompa magna di Alien e del terrore cieco dallo spazio profondo, anche no.

Forse sono io troppo choosy, ma non si va oltre il 6,5. Speriamo che il franchise non deragli ulteriormente. Vedremo cosa si inventeranno la prossima volta…

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