ABASSAY, IL DIAVOLO DEL LAGO LABYNKYR
Potrebbe nascondersi una misteriosa e terrificante creatura in uno dei laghi più remoti e selvaggi della Siberia? Ci sono giunte molte voci su un’inquietante presenza nelle profondità del lago Labynkyr, nella regione della Yakutia.

Secondo i nativi di etnia Yakut e Evenk, questo lago sarebbe da sempre frequentato da una strana creatura conosciuta con il nome di Abassay, ovvero “Il Diavolo”, soprannominata di recente da esperti ed appassionati come “Nesski”, nomignolo ispirato ovviamente a Nessie, il soprannome del ben più famoso Mostro di Loch Ness.
Stando ai racconti e alle testimonianze raccolte negli anni, la creatura dovrebbe avere un corpo grigio scuro, lungo circa sette metri. Una massiccia mascella simile a un becco di uccello irto di denti occupa un terzo della sua lunghezza corporea e la sua bocca sarebbe larga quanto “una zattera da pesca di dieci registri” (circa 1,5 m). Il Diavolo avrebbe inoltre una specie di cresta ossea o un qualche tipo di corte corna.
In queste testimonianze, il mostro attaccherebbe in maniera selvaggia persone e animali, sia in acqua che sulle rive del lago. Più di recente, alcuni pescatori riportarono un curioso avvenimento, mentre pescavano dalla loro barca in una giornata limpida e tranquilla. Non c’era un alito di vento a increspare la superficie, quando improvvisamente alcune strane onde scossero l’imbarcazione violentemente, come se un grosso oggetto fosse passato velocemente poco sotto il pelo dell’acqua. La cosa era strana perché durò soltanto pochi attimi, e dopo la superficie tornò liscia e tranquilla come prima. Ma qualcosa era riuscito a far sobbalzare una barca da pesca con diversi uomini a bordo.

In un’altra occasione, due pescatori stavano proprio in mezzo al lago, sulla loro barca di 10 metri. Le condizioni atmosferiche erano tranquille come nel caso di prima. All’improvviso, qualcosa proveniente da sotto la superficie urtò violentemente la barca, alzando la prua di quasi un metro, e lasciandola poi cadere. Gli occupanti erano paralizzati dal terrore, e non riuscirono a distinguere chiaramente cosa avesse speronato la loro barca.
La professoressa Lyudmila Emelyanova, docente di Biogeografia all’Università di Mosca, ha effettuato delle approfondite ricerche nel Labynkyr, usando sonar e eco-scandagli, che hanno dato risultati interessanti. Gli strumenti hanno individuato almeno due grossi oggetti di circa 6 o 7 metri, che si muovevano a 15–17 metri di profondità, non distanti dall’imbarcazione. Successivamente un altro misterioso oggetto, fece la sua comparsa sugli schermi a circa 20 metri di profondità. Questa volta però il segnale sembrava lungo “solo” 2.5 metri. Un giovane esemplare del “Diavolo”? La Emelyanova ha spesso riscontrato inoltre strane increspature della superficie, come se qualcosa di molto grosso si stesse muovendo sotto il pelo dell’acqua. Nel centro del lago si trova una piccola isola, dove nidificano i gabbiani. La professoressa e il suo team hanno trovato più volte questi nidi distrutti, e gli esemplari adulti schiacciati, come se qualcosa li avesse colpiti prima che potessero alzarsi in volo. Alcuni esemplari erano inoltre stati semi divorati da qualcosa. Ma da che cosa? Secondo il parere della professoressa Emelyanova, nel Labynkyr esiste una popolazione di 5 o 6 animali di grosse dimensioni che, se lasciati in pace, potrebbero anche riuscire a sopravvivere. Ma i misteri non finiscono qui.

Il lago Labynkyr è di per se molto strano, in quanto non ghiaccia mai completamente in inverno. La cosa è estremamente strana, visto che si trova in una delle regioni più fredde del pianeta. Alcuni pensano che questa sua caratteristica sia dovuta a un qualche tipo di riscaldamento geotermale o vulcanico. Altra curiosa caratteristica è che nel Labynkyr non esiste vita vegetale, mentre sono presenti ben 13 specie di pesci, più gli eventuali criptidi di grandi dimensioni! Come può sostentarsi un ecosistema senza una base vegetale? Gli indigeni e alcuni studiosi pensano che ciò sia possibile perché il Labynkyr sarebbe collegato, tramite tunnel naturali sommersi, al vicino lago Vorota. Curiosamente anche nel Vorota vi sono stati avvistamenti di grandi e sconosciuti animali, simili alle descrizioni del “Diavolo del Labynkyr”. Solo una coincidenza? Inoltre, il nome Vorota, significa letteralmente “Passaggio”, nome quantomeno singolare per un lago che pare connesso ad un altro. Di questo mistero si è occupato negli anni ’50 anche il dottor Viktor Tverdokhlebov, dell’ Accademia Sovietica delle Scienze.

Nel 1953 una spedizione di nove persone, guidate proprio da Tverdokhlebov, si recò nella regione per compier alcune ricerche geologiche ma, incuriositi dai racconti locali sulle misteriose creature, decisero che valesse la pena investigare. La guida indigena della spedizione disse loro che nella zona di Ust-Ner, un cane da caccia venne divorato da Abassay. Il cane si era gettato in acqua per recuperare una papera appena abbattuta dal suo padrone, ma quando si allontanò di qualche decina di metri dalla riva, apparve dal fondo la sagoma di una enorme mandibola. La povera bestia sparì in un secondo, e non riemerse mai più. Un abitante del villaggio di Tomtor raccontò inoltre a Tverdokhlebov che, non molti anni prima, un pescatore trovò sulle rive del lago l’osso di una mandibola con grandi denti. L’osso non apparteneva a nessun animale conosciuto dal pescatore, ed era tanto grande che un uomo a cavallo avrebbe potuto passarci sotto come fosse un arco. Si diceva che il pescatore avesse portato il ritrovamento nella sua casa, poi abbandonata. Quando la spedizione visitò l’abitazione però, non trovò nulla a conferma della vicenda. Un’altra leggenda locale narrava di una carovana che fu trascinata in acqua e divorata. Il convoglio stava tentando di attraversare uno dei pochi punti del Labynkyr che ghiacciano in inverno, quando la calotta venne improvvisamente fatta a pezzi da un grosso animale con una cresta ossea sul dorso. I componenti finirono nelle acque gelide e il mostro fece una vera e propria strage. Tverdokhlebov e la sua spedizione, furono anche testimoni oculari di una apparizione del “Diavolo”, ma non nel Labynkyr, bensì nelle acque del vicino Vorota. Ecco la testimonianza dal diario della spedizione:
28 Luglio (1953) : Oggi ci siamo fermati lungo le rive del lago Vorota. Mikhail ha costruito una zattera con la quale siamo andati a misurare la profondità. E’ di circa 60 metri, come nel Labynkyr. Ma questo lago è molto più piccolo.
30 Luglio: Questo è quanto accaduto oggi. Questa mattina il tempo era buono, Boris Bashkatov e io siamo andati a fare un giro a piedi intorno al lago Vorota. Abbiamo dovuto scalare delle rocce lungo la strada. Alle 11 am circa, la via è diventata troppo pericolosa, quindi abbiamo deciso di scendere un poco, avvicinandoci all’acqua. Da quel punto di osservazione ho visto chiaramente, sotto il pelo dell’acqua, una enorme sagoma bianca. Quando ho di nuovo guardato l’acqua, qualche secondo dopo, della sagoma non vi era più traccia, e ho pensato fosse solo un riflesso del sole. Ad un tratto Boris gridò che aveva visto qualcosa. A 300–400 metri dalla riva entrambi osservammo un oggetto bianco, che splendeva sotto i raggi solari. Boris credeva che potesse essere un barile metallico, forse di stagno, mentre a me sembrava di più un cavallo che cercasse di nuotare nel lago. In verità, l’oggetto stava nuotando, e abbastanza velocemente. Era qualcosa di vivo, qualche animale. Stava facendo un movimento ad arco, prima lungo il lago e poi a destra, verso di noi. Come venne più vicino a noi, io fui pervaso da una strana sensazione di stupore. In acqua vi era un grande corpo grigio scuro, il colore bianco era svanito o era solo un effetto della rifrazione. Su questo sfondo grigio erano chiaramente visibili due punti di luce simmetrici, come due occhi, e una specie di bastone in mezzo al corpo, forse una pinna? O l’arpione di qualche sfortunato pescatore? Abbiamo visto solo una parte dell’animale, ma si potrebbe indovinare che un’altra parte molto più grande del massiccio corpo, fosse rimasta sott’acqua. Potevamo intuirlo da come il mostro si muoveva, emergendo in parte dall’acqua. Poi si immerse completamente, e lo vedemmo agitare la testa, forse per catturare dei pesci. L’animale stava nuotando verso di noi e le onde che produceva ci arrivarono alle gambe, visto che nel frattempo avevamo raggiunto la riva. Dopo esserci guardati l’un l’altro, ci precipitammo immediatamente in cima ad un’alta roccia. E se quella “cosa” potesse anche uscire dall’acqua? Avevamo davanti un predatore, non vi era dubbio. Ogni suo movimento, ogni suo aspetto, lo facevano sembrare uno dei più forti predatori di questo mondo. L’animale si fermo a circa 100 metri dalla riva. Improvvisamente cominciò a sbattere nell’acqua, provocando onde i ogni direzione, non capivamo cosa stesse facendo. Continuò per un minuto, per poi inabissarsi e sparire. Fu solo allora che ci venne in mente di avere una macchina fotografica! Siamo rimasti per altri 10–20 minuti, ma il lago era ormai tranquillo. Non ho dubbi, abbiamo visto “il Diavolo”! Quel pescatore Yakut aveva ragione! L’animale aveva la pelle scura e tra i suoi occhi non passava meno di 1,5 metri. Però lui lo ha visto nel Labynkyr, e noi nel Vorota. Ci sono 20 km trai due laghi e non sono collegati. Stava probabilmente cacciando, e noi lo abbiamo disturbato scendendo dalle rocce…

I Sovietici, incuriositi dai resoconti di Tverdokhlebov, inviarono altre spedizioni, che ipotizzarono poi il collegamento sommerso tra i due laghi, ma senza ottenere risultati degni di nota. Tuttavia, gli avvistamenti proseguirono. Cosa potrebbe essere Abassay, il Diavolo del Labynkyr? Qualcuno ipotizza si tratti di lucci particolarmente grandi, lo stesso Tverdokhlebov ha ipotizzato che si tratti di una specie di Orca, rimasta intrappolata nei laghi della zona dopo l’Era Glaciale. La teoria è affascinante, ma poco probabile, visto che il mare dista 300 km e il pianoro su cui giacciono i laghi si trova a circa 1000 metri sul livello del mare. Forse qualche specie non ancora catalogata? I dati raccolti dalle ultime spedizioni indicano chiaramente che qualcosa di grosso nuota in quelle fredde profondità, ma cosa sia davvero il “Diavolo” rimane un mistero. Per ora.
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